Di quei petali caduti al suolo

I numerosi segni del cielo, che è sempre in movimento, specialmente a ridosso dell’appennino ligure, non ci lasciano indifferenti, specialmente sul far della sera, quando i petali bianchi e rosa degli alberi da frutto ci sfiorano il capo, nel turbinio delle correnti, portati in volo dal vento; mentre le prime ombre nascondono le valli e i monti, passato il giorno nel migliore dei modi, scrivendo in ogni dove le tracce del nostro dire e del nostro fare, le musiche della sera e le tenebre della notte ci avvolgono stretti con grande fascino arcano.

Rabbrividendo di quei petali caduti al suolo, ultimi uccelli a stormi rapidi nel volo cantando in coro cercano l’albero frondoso che li accolga tutti assieme tra i rami nella compagnia allegra dei fratelli di penna. Ogni giorno segue con nuove prospettive casuali, ripete la sua storia infinita, con variazioni per ognuno che la vive e nel suo insieme sempre diversa, mai interamente conosciuta, per ognuno da inventare momento per momento, fino alla sera e farla nostra, come una mantella di seta e adattarla alla nostra figura, portarsela addosso con allegria e guardarla ricca e unica nelle sue pieghe e nelle sue forme gradite.

Poi a giorni alterni, arriva il portalettere, il dipendente delle poste italiane con il gilé giallo e blu, che verso le due e mezza, con numerosi plichi tra le mani arriva da me, mi porta buste e riviste d’arte da mezzo mondo, tutti colorati e dipinti, [stamattina ho appena spedito a Padova il mio “Repertorio minimo” che sarà collocato in biblioteca] oggi ritiro dalla cassetta delle lettere la copia ambita di Circulaire 132, che viene dal Quebec, messa dal postino proprio sopra le cassette perché non si può introdurre senza piegarla in due e sulla copertina c’è scritto appunto “Ne pas plier” [non piegare].

Quel libro famoso che ogni giorno aspetterò, se arrivasse oggi magari, mi troverebbe addormentato, e sarei anche impreparato perché è passato tanto tempo da quando ho iniziato a cercarlo, ad aspettarlo, che strada facendo mi sono accorto di poterne farne a meno. Quindi, come si dice in questi casi, anche se arrivasse per posta non mi cambierebbe la vita.

Ma il libro che sto scrivendo procede con sforzo, sembra che le parole si nascondano quando mi metto di fronte alla pagina bianca, le parole rimangono fuori e non si fanno più trovare. Non mi vengono in aiuto e le storie intrecciate che ho vissuto mostrando solo il lato banale delle situazioni; sembra che la mia scrittura e quello che vivo nella vita reale si trovino su piani diversi, incomunicabili. Non si incontrano mai, rimangono protetti nella memoria personale.

 

 

Bruno Chiarlone Debenedetti

Bruno Chiarlone Debenedetti

Bruno Chiarlone Debenedetti è nato nel 1947 a Cairo Montenotte (SV). Dal 1980 è attivo nel campo della poesia visiva e della mail art. Appena un anno dopo il grande Cavellini – GAC lo nomina maestro di cerimonia per il suo 100° anniversario 1914-2014. Nel 1990 scrive il Manifesto dell’Eco-arte. Nella sua nativa Liguria, a Rocchetta Cairo, con amici artisti, ha realizzato grandi murales sulle case del borgo. Dal 1996 ha collaborato con la rivista mensile “Liguria – Val Bormida”. Ha pubblicato alcuni romanzi storici e vari libri su Cavellini oltre a recenti libri conservati in varie biblioteche italiane. Scrive abitualmente vari articoli che compaiono on-line su Savonanews, Cagliari Art Magazine, Trucioli blog, Mediterranews, IVG. Bruno Chiarlone Debenedetti vive e lavora a Cairo Montenotte, Savona.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento