Una pagina di scrittura

Noi umani maturi del nord-ovest spesso ci smarriamo in un piccolo spazio, perdiamo l’orientamento come fossimo in un deserto senza dune, senza riferimenti evidenti. Nel ragionamento muto che sviluppiamo o iniziamo per la prima volta capita che sbagliamo l’obiettivo, qualcosa di imponderabile ci manda fuori strada, sottovalutiamo spesso gli aspetti negativi e questi ci fanno entrare di colpo nella palude, nelle zone periferiche; non siamo riusciti a penetrare con le nostre forze nel vero centro del ragionamento.

Seguiamo allora con la nostra bella libertà spensierata [leggera, non responsabile] il canovaccio confuso che abbiamo in testa e lo facciamo con apparente sicurezza. L’esperienza discreta dei fallimenti pregressi ci dà la forze per uscire ben presto dalla palude o dalle sabbie mobili, ne troviamo i punti forti, fuori dalla palude senza danno, apriamo un libro nuovo e studiamo gli antichi affreschi, le foglie rosse, come tagliare un ramo, come leggere un libro muto, come guardare le pagine ingiallite.

Ogni giorno ricominciamo da capo con rinnovato entusiasmo e con tranquillità emotiva, con maggiore freschezza: la direzione del viaggio è già presente davanti a noi. Però quando ci raggiungono improvvise le novità, i piccoli imprevisti, ci troviamo impreparati: ci sconcertano e non troviamo risposte sicure dentro di noi, dobbiamo prendere decisioni nuove per situazioni nuove, senza perdere tempo ma poi sono quasi sempre sbagliate. La nostra scrittura di tempi passati ci lascia tracce di percorsi collaudati, descrizioni di avventure arrivate a buon fine.

Nel rileggere le parole che abbiamo scritto scopriamo quello che avevamo disordinato in testa, oscuro e incompleto. Ci anima una precisa volontà di estrarre dalla lettura tra le righe tutti i significati nascosti o inespressi in forma comprensibile, connessi alla natura letteraria del testo e alle sue possibilità espressive. Ci preme di stabilire i criteri e applicarli…

Le pagine si sfogliano veloci, ognuna è sepolta da quella che viene dopo e il libro si può scorrere solo in avanti per la realtà in divenire che non tiene legami sensibili con il passato ma sedimenta macerie pesanti e definitive.

 

 

Bruno Chiarlone Debenedetti

Bruno Chiarlone Debenedetti

Bruno Chiarlone Debenedetti è nato nel 1947 a Cairo Montenotte (SV). Dal 1980 è attivo nel campo della poesia visiva e della mail art. Appena un anno dopo il grande Cavellini – GAC lo nomina maestro di cerimonia per il suo 100° anniversario 1914-2014. Nel 1990 scrive il Manifesto dell’Eco-arte. Nella sua nativa Liguria, a Rocchetta Cairo, con amici artisti, ha realizzato grandi murales sulle case del borgo. Dal 1996 ha collaborato con la rivista mensile “Liguria – Val Bormida”. Ha pubblicato alcuni romanzi storici e vari libri su Cavellini oltre a recenti libri conservati in varie biblioteche italiane. Scrive abitualmente vari articoli che compaiono on-line su Savonanews, Cagliari Art Magazine, Trucioli blog, Mediterranews, IVG. Bruno Chiarlone Debenedetti vive e lavora a Cairo Montenotte, Savona.

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