America di Maurizio Cattelan – Lo scacco non è ancora matto

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America – Maurizio Cattelan – Guggenheim 2016

La  storia del materiale di scarto del corpo umano riveste un ruolo abbastanza importante nella storia dell’arte contemporanea. Prima con Marcel Duchamp e la sua celebre Fontana, poi con Piero Manzoni e la sua non meno celebre Merda d’artista, fino al più recente Piss Christ di Andres Serrano, sono gli esempi più evidenti e rilevanti di come questo elemento, lo scarto, lo scartabile, possa acquisire una forza d’impatto linguistico assai eclatante. Il fatto di questa forza sta nella semplice operazione di coniugare ciò che si ritiene spregevole, dunque scartabile, con l’idea d’arte, ossia con un’idea di eccelso, di migliore, di bene. L’arte e stata spesso assoggettata alla bellezza, o anche come creazione di bello, ma cosa c’è di bello in ciò che nemmeno l’organismo umano ritiene dover conservare? Le belle arti hanno certamente fatto il loro tempo, nonostante l’estetica continui a dettare le sue leggi nella considerazione di ciò che debba essere o meno considerato arte, ma ciò è comprensibile, proprio perché l’arte è un valore, o comunque se non lo fosse, cosa ce ne importerebbe dell’arte?

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Fontana – Marcel Duchamp 1917

L’arte è un valore, o almeno, è importante che lo sia, del resto un valore è sempre relativo ad uno scopo, non esistono per intenderci valori in sé. Questo è ben evidente nell’impatto non meno forte che certe opere d’arte imprimono sulla percezione dell’uomo comune. Impatto dovuto al raggiungimento di quotazioni stratosferiche che alcune di queste opere raggiungono. Quotazioni che hanno dell’inverosimile, ma che ben testimoniano la relatività del valore, e di cosa possa essere più o meno considerato tale.

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Merda d’artista – Piero Manzoni 1961

In questo genere di argomenti s’inserisce anche una delle ultime opere di Maurizio Cattelan. Stiamo parlando di America, ossia il wc d’oro in mostra, ma in effetti meglio sarebbe dire in servizio, presso il museo Guggenheim di New York. Saremmo qui per modo di dire ad un punto di arrivo, ma probabilmente non è altro che solo un passaggio, di questo linguaggio che accomuna lo scarto all’eccelso. Il wc è d’oro, questa “tazza” adibita a raccogliere gli escrementi, possiede la meraviglia valoriale dell’oro, il materiale “simbolicamente” più eccelso. Il tocco dell’artista che, assimilabile al Re Mida, trasforma in oro ogni cosa che tocca, non è qui più sottinteso, ma reso ben evidente dall’apparenza “gold” dell’opera. Tuttavia un dubbio ci rimane, perché qui non sta filando tutto liscio, dato che la considerazione valoriale dell’opera sembra qui essere messa a dura prova, infatti gli addetti alle pulizie del museo stanno facendo miracoli perché l’uso del wc non la deteriori

Piss Christ - Andress Serrano 1987

Piss Christ – Andress Serrano 1987

Non siamo più decisamente ai tempi di Duchamp in cui lo statuto d’opera di ciò che non ne aveva i tratti doveva ancora essere conquistato. Si deve ricordare che quando egli presentò il suo orinatoio alla commissione degli artisti indipendenti per poterlo esporre, ossia a coloro che avrebbero dovuto essere liberi da ogni tipo di pregiudizio artistico, questi rifiutarono. Con Cattelan di tutto ciò non c’è più traccia. Egli ormai può fare qualsiasi cosa, che tutto ciò che farà sarà un buon affare per i suoi acquirenti. Cattelan non deve più mettere in scacco il sistema, perché è lui che è in scacco dal sistema stesso. Come il Re Mida tutto ciò che tocca diviene oro, come il Re Mida è destinato a morir di fame.  E allora cosa può fare Cattelan per salvarsi?

Ma facciamo un passo indietro, quando con L.O.V.E. il nostro artista poteva ancora innalzare i suoi 4 metri e 60 di doigt d’honneur. La collocazione di questa scultura è determinante per la sua comprensione. Siamo in piazza degli affari a Milano. Non si sa bene se sia quella la piazza dove si fanno gli affari, ma di certo né è il simbolo più pertinente. Simbolica del resto è anche la scultura stessa. Una mano fascista, una mano del potere del popolo, proprio perché il fascismo è stato almeno ai suoi arbori anche questo, ormai falcidiata dal tempo e dalla storia, ormai quasi in scacco se non per questo guizzo d’onore: il moto d’orgoglio del dito alzato. La scultura si trova poi di fronte alla borsa valori, borsa appunto dei valori, e quali sono quei valori che si scambiano là dentro? Come per la piazza degli affari non sappiamo più bene quali valori effettivamente ci siano là dentro e che dunque si scambino, ma è il discorso simbolico che è in gioco, simbolico comunque sempre fino ad un certo punto, perché le quotazioni di L.O.V.E. non sono surrealiste.

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L.O.V.E. – Maurizio Cattelan 2010

Allora ci chiediamo, perché il centro nevralgico degli affari, di quella borsa valori (non solamente milanese s’intende) che ha gettato in crisi l’intero pianeta con la diffusione dei suoi falsi valori (che nel frangente presero il nome di surprime), accetta uno sfregio alla sua autorevolezza così importante come il dito alzato lì di fronte. Si potrebbe dire che deve espiare le sue colpe, e che in questo caso l’opera di Cattelan si trovi lì per questo. E’ questa la vittoria dell’artista e assieme a lui quella di un popolo che si sente in balia di stravolgimenti che non comprende e che gli tocca solo subire. Tuttavia questa “borsa dei valori” che accetta di espiare le sue colpe, fa più paura di una borsa che non lo accettasse: la mistificazione è all’opera! Come dire: “vedete che non siamo poi così cattivi e che accettiamo di umiliarci anche pubblicamente”. Ma sotto sotto quell’opera rimane là perché vale più quattrini di quanto ne pesi, e loro lo sanno bene.

La “borsa valori”, in altre parole il sistema capitalistico, è ora America. E chi più dell’America incarna questa ideologia del valore commerciale. Si può cercare di comprendere quindi ora perché Cattelan abbia scelto, non di mostrare semplicemente America in una bella sala del museo contemporaneo la sua opera, in fondo che sia tale è già garantito dal suo nome (il nome dell’artista e delle sue quotazioni s’intende), ma di rendere fruibile al popolo la sua opera d’arte, nel tentativo di sottrarla allo statuto stesso d’essere tale.

Cattelan in pratica sta dicendoci: “Ehi guardate che io non faccio opere d’arte, ma solo cessi!”

Il popolo probabilmente già lo sapeva, ma il sistema del valore dell’arte nemmeno questa volta avrà orecchi per intenderlo.

 

Attilio Fortini

Attilio Fortini

Nato a Rio de Janeiro e cresciuto sulle sponde del lago d'Iseo a Sarnico, dopo aver conseguito la laurea in filosofia con indirizzo in estetica presso l'Università di Verona, ha proseguito i suoi studi e ricerche a Parigi presso il Collège International de Philosophie e l'Université Paris 8 Vincennes-Saint Denis, dove ha conseguito un master in Critique de la culture. Dai primi anni Novanta è attivo come artista, principalmente in alcune reti internazionali indipendenti praticanti la Mail art e la Performance art. Sue pubblicazioni : Il pelo dell'acqua - 2003, Assenze prime - 2007, Terra preta - 2009, Il far venire all'essere dell'arte - 2010, Metafisica del successo - 2010, Il Fortinelli - 2011, E Zarathustra parlò col fuoco- 2011, Il comunismo dei desideri - 2016, Che cos'è l'arte contemporanea? - 2017

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Una risposta

  1. Tania ha detto:

    Cessi X successi insomma MERDE !

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