Beard galery di Fulgor Silvi – l’arte sulla barba

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Fulgor Silvi è un artista che da qualche tempo ha deciso di divenire una galleria d’arte. Sì proprio così, non espone le sue opere in una galleria di questo genere, come sarebbe abbastanza consueto, ma ha deciso di esporre le opere altrui in una galleria molto particolare che coincide con lui stesso. Certamente ciò è motivato dal fatto che in quel lui stesso vi è uno spazio in un certo senso adeguato per far ciò, e questo consiste nella sua folta e lunghissima barba, ed è così che è nato il progetto Beard Gallery.

Beard Gallery ha coinvolto ad oggi un centinaio di artisti che hanno risposto alla chiamata di Fulgor d’inviargli delle piccole opere d’appendere sulla sua “cascata pelosa”.  Alcuni non soddisfatti di una singola mostra, hanno inviato persino più volte diverse loro opere. Le installazioni sulla beard del materiale ricevuto è poi fotografato, 6 foto per ogni artista, fotografie che oltre a essere la documentazione dell’evento, acquisiscono  un valore dimostrativo del gesto artistico stesso compiuto da Fulgor, perché l’opera a questo punto è l’insieme stesso del progetto.  Fulgor ad una richiesta specifica da parte nostra in merito ai motivi del suo progetto così ci risponde: BEARD GALLERY è un progetto interattivo tra Fotografia, Installazione, Performance e Mail Art. Gli artisti hanno risposto ad una “chiamata”: esporre alcune piccole loro opere appese ai peli della mia barba. Quindi ho messo a disposizione dei partecipanti al progetto, una sorta di Galleria Pensile. La documentazione fotografica di tutti gli interventi, diventa successivamente “sostanza” interattiva per la molteplice diversità dei linguaggi. L’intento di BEARD GALLERY è provocatoriamente quello di affermare la non necessaria formale canonicità di un luogo per/o dell’arte. La componente assolutamente essenziale dell’espressività nel dibattito artistico contemporaneo,  sta in una attivazione modale alternativa a tutto ciò che caratterizza un certo “establishment” estetizzante.

A dire il veenezia-festa-scimamoto2ro però non è proprio da oggi che Fulgor impiega il proprio corpo come spazio espositivo. Già anni fa quando lo conobbi ricordo che ad un evento a Venezia per omaggiare l’artista giapponese   Shozo Shimamoto, egli se ne andava a spasso con affissi dei fogli di carta.  Il corpo, dalle avanguardie artistiche in poi, è divenuto non soloil mezzo con cui si realizzano le opere d’arte, ma è esso stesso il soggetto parlante dell’opera stessa, dato che da quando l’opera cerca di parlarci non più solo del bello ma bensì del vero, essa si trova ormai sulla strada di abbandonare il mimetismo raffigurativo, per ricercare la coincidenza con il soggetto stesso che vuol esprimersi. Si pensi ad esempio ad un quadro materico di Burri, dove non vi è più raffigurato nulla, dove la materia esprime se stessa semplicemente essendo se stessa. Nello stesso modo il corpo della body art non è più un corpo rappresentativo del corpo generico, ma coincide con la sua esistenza. Il corpo che soffre nella body art soffre davvero nel momento in cui ci vuol parlare della sofferenza.

13346325_280783092269860_1893266288833804063_oQuesto desiderio di annullare la rappresentazione nell’arte, lo si ritrova anche in questo progetto di Fulgor Silvi. La galleria non è più qui uno spazio altro che accoglie e valorizza le opere, ma è il corpo dell’artista stesso che vuole esprimersi, che vuole in un certo senso raccontarci ciò che è.  E questo racconto che coincide con l’artista stesso, ci parla di un mondo in cui la creatività è importante, anzi fondamentale.  In cui la libertà di espressione è imprescindibile dall’uomo stesso, in cui la messa in comune delle proprie e altrui risorse immaginative, è determinante alla creazione di un vero nuovo. E tutto questo in un modo che oggi giorno sembra sempre più andare da tutt’altra parte, ovvero in cui  i regimi autoritari vogliono  sempre più affermarsi, dove le uniformi prendono il sopravvento sulla libera espressione, dove le persone sono sempre più considerate mucche da mungere piuttosto che individui.

13130953_268445860170250_2669660772425110693_oBeard Gallery non è solo una galleria d’arte, seppur stravagante, bensì incorpora l’aspirazione di affermazione e resistenza nei confronti dell’uniformazione dilagante, dello sfruttamento della creatività a scopi d’interesse economico, dell’imposizione di regole cieche a scapito della libertà di scelta.  Beard Gallery è nelle parole di Fulgor a tutt’oggi un progetto,”endless”, ossia senza fine, ed aggiunge “perlomeno fino a quando non deciderò di effettuare una improvvisa potatura…” Quello che noi ci auguriamo è che quella potatura, se arriverà, sia decisa da Silvi, e non imposta da altri. E’ quello che auguriamo a lui, ma anche a noi, perché il bene dell’arte oggi non è più un bene diverso dal nostro.

 

PENSILEGALLERY

 

 

 

Attilio Fortini

Attilio Fortini

Nato a Rio de Janeiro e cresciuto sulle sponde del lago d'Iseo a Sarnico, dopo aver conseguito la laurea in filosofia con indirizzo in estetica presso l'Università di Verona, ha proseguito i suoi studi e ricerche a Parigi presso il Collège International de Philosophie e l'Université Paris 8 Vincennes-Saint Denis, dove ha conseguito un master in Critique de la culture. Dai primi anni Novanta è attivo come artista, principalmente in alcune reti internazionali indipendenti praticanti la Mail art e la Performance art. Sue pubblicazioni : Il pelo dell'acqua - 2003, Assenze prime - 2007, Terra preta - 2009, Il far venire all'essere dell'arte - 2010, Metafisica del successo - 2010, Il Fortinelli - 2011, E Zarathustra parlò col fuoco- 2011, Il comunismo dei desideri - 2016, Che cos'è l'arte contemporanea? - 2017

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