L’invenzione della convivenza pacifica

Si doveva vitalizzare quel tanto che bastava per coprire l’arco dei vent’anni a venire, non tanto per migliorare la situazione contingente ma ciò che bastava per evolvere, sedimentare, trasformare, conservare lo stato vivente della società domestica.
Le invasioni pacifiche scorrevano ormai da anni verso nord, nord-est ed avevano scavato lunghi canali di fuga protetta verso ogni direzione fredda.
Qualcuno era rimasto nei nostri luoghi temperati e si era incuneato nei punti di maggiore sforzo come scaglie preziose che rendevano sicure le posizioni e forte equilibrio stabile.
Il turn-over era una performance continua, work in process, attivo e vitale dove le energie si rigeneravano con automatismi prevedibili e spalmavano beneficio a pioggia costantemente e naturalmente come prodotto lordo pro capite.
Altri avevano tentato la barriera impenetrabile sobillando legami inventati senza successo alcuno ed erano rimasti piastrellati sui luoghi improbabili diventando ben presto res nullius.
La forza invasiva dolce aveva creato effetti multi-strato di larga veduta ed aveva cementato a massa critica anche le frivole utenze impreparate alla progressione cognitiva. Nelle principali città era prevalso l’esodo verso le periferie, policentrico e centrifugo con normale accelerazione unidirezionale.
La società dei consumi si era sparpagliata verso i luoghi di basso consumo ed aveva rivitalizzato un modus vivendi inedito, pieno di moderato entusiasmo e maggiore equilibrio sostenibile. I barbari scuri avevano intrapreso una via alla convivenza consapevole, assorbendo in tempi brevissimi le coordinate essenziali.
Lo strato profondo aveva fermentato positivi effluvi ed era lievitato in masse leggere, attrezzate progressivamente per allevare nuovi virgulti tracciando strade di agile percorso e possibile collegamento strategico.
La costruzione variegata prometteva futuro di stabilità dinamica e resistenza oltre le aspettative. L’umanità aveva reinventato la convivenza pacifica.

Bruno Chiarlone Debenedetti

Bruno Chiarlone Debenedetti

Bruno Chiarlone Debenedetti è nato nel 1947 a Cairo Montenotte (SV). Dal 1980 è attivo nel campo della poesia visiva e della mail art. Appena un anno dopo il grande Cavellini – GAC lo nomina maestro di cerimonia per il suo 100° anniversario 1914-2014. Nel 1990 scrive il Manifesto dell’Eco-arte. Nella sua nativa Liguria, a Rocchetta Cairo, con amici artisti, ha realizzato grandi murales sulle case del borgo. Dal 1996 ha collaborato con la rivista mensile “Liguria – Val Bormida”. Ha pubblicato alcuni romanzi storici e vari libri su Cavellini oltre a recenti libri conservati in varie biblioteche italiane. Scrive abitualmente vari articoli che compaiono on-line su Savonanews, Cagliari Art Magazine, Trucioli blog, Mediterranews, IVG. Bruno Chiarlone Debenedetti vive e lavora a Cairo Montenotte, Savona.

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