Intervista sociale – La condizione giovanile oggi

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Intervistatore: Marco Sasso,  28 anni, residente a Trani.

 

 

Intervista:

● Buonasera, Michele. Userò questo pseudonimo per assicurare la tua privacy e non divulgherò alcun dato personale reale che riguardi la tua persona nel corso di questa intervista. Fatto questo preambolo, partirei con le domande che ho in serbo per te stasera. Mi confermi la volontà di rispondere sinceramente ai miei quesiti e di accettare le condizioni di privacy appena descritte?
o Ciao, Marco. Certamente, confermo.
● Benissimo. Veniamo a noi, dunque: di cosa ti occupi attualmente?
o Eh, bella domanda! Ultimamente non mi occupo di nulla in particolare, se quello che intendi è qualcosa di produttivo a livello sociale…
● Perfetto: vuoi spiegarmi meglio cosa intendi con questa affermazione?
o Sono almeno tre anni che sono disoccupato. Certo: di tanto in tanto ho lavoricchiato, qua e là… ma uno stipendio vero non lo vedo dai tempi della marina…
● Eri arruolato? Quanti anni fa?
o Sì, come dicevo ero appunto in marina… Sono ormai… uno, due… beh sono già cinque anni…
● Come mai sei tornato un civile?
o Semplicemente non mi hanno riaffermato.
● Non hai più riprovato a fare domanda?
o Ero già fuori età, avevo superato i ventisei…
● Come passi il tuo tempo adesso, vista la situazione di stallo?
o Mi verrebbe da dire: cercando lavoro. Ma non è così in realtà. Ho smesso di cercare un anno fa.
● Come mai questa scelta?
o Senza una “spinta” o una raccomandazione non è possibile lavorare qui al sud… Su non ho amici né parenti, pertanto la vedo dura senza un budget cercare di trasferirmi.
● Come passi, quindi, le tue giornate?
o Per mia fortuna, faccio una premessa, ho un tetto sopra la testa e una famiglia che, anche se divisa, mi supporta e non sto patendo la fame. Però essere ancora dipendenti dalla famiglia alla mia età, credimi, diventa umiliante e stanca alla lunga. Credo che l’indipendenza sia un elemento basilare nella vita dell’uomo e, purtroppo, ad oggi è diventata un lusso bello e buono! Comunque, per rispondere alla tua domanda: semplicemente faccio quel che mi resta da fare. Incontro ogni tanto gli amici, anche se sempre più di rado – mi va poco di socializzare ultimamente -. Poi, per il resto, me ne sto nel mio garage, ad ascoltare musica, a leggere romanzi e ad accudire le mie galline.
● Galline?
o Eh, sì. È da un paio d’anni che le ho. Sono due adesso, ma all’inizio ne avevo tre, una morì accidentalmente sotto il mio stesso piede – non me lo sono mai perdonato -. Le presi per gioco in realtà. Ero alla festa patronale di un paesino vicino e le presi da pulcini.
● Che genere di giovamento trai, se ne trai, dall’allevarle?
o Beh, io ho detto di allevarle, ma questo termine è improprio: in realtà Rea e Hilton sono i miei animali domestici a tutti gli effetti.
● Non avevo mai sentito parlare di galline alla stregua di animali domestici… come ti rapporti a loro? Le tieni in gabbia?
o Assolutamente no! Giammai! Sono libere per tutto lo spazio del mio garage. Ovviamente prendono aria, all’aperto, solo quando sono presente anche io… che poi la maggior parte del mio tempo la passo con loro, quindi si possono considerare assolutamente galline libere.
● Tenendole libere: non ti sporcano dappertutto?
o Ha ha! In effetti sì, lo ammetto! Ma puntualmente arrivo io a pulire tutto e l’ambiente è salubre.
● Ti chiedevo su che tipo di rapporto può mai essere instaurato con delle galline…
o Io le adoro, semplice. Sono un po’ come fossero figlie mie. Insomma, non prendermi per pazzo, sia chiaro. So benissimo che sono solo galline, eppure ti assicuro che, nel tempo, sono riuscito a far fare loro cose che dai polli non t’aspetti. Ad esempio sanno benissimo dove e quando accogliermi al mio arrivo. Sanno dove porterò il cibo e l’acqua pulita… e poi mi “ringraziano” a modo loro. Mi salgono addosso e mi pizzicano la barba. Spesso mi diverto a mettere delle briciole del loro cibo incastrati nel mio pizzetto e loro subito salgono in grembo e vengono a mangiarlo! Sono troppo divertenti! Io anche le coccolo, ovviamente. Ti ho detto: sono i miei cuccioli domestici. Amo anche i cani, i gatti e, direi, ogni altra forma di vita allo stesso modo, ma Rea e Hilton sono le mie predilette. Inoltre ogni tanto mi regalano anche qualche uovo da quando hanno raggiunto l’età adulta! Uniamo utile e dilettevole! Ha ha!
● Il tono di voce che hai e la tua espressione, mentre parli delle tue galline, sono, direi, raggianti.
o Beh, come ti ho spiegato: sono davvero una compagnia fedele.
● Ottimo. Torniamo alle domande che mi ero preparato, digressioni a parte… Cosa pensi della scuola, del lavoro, della politica e della società in generale?
o Eh, caro Marco… cosa vuoi che ti risponda? Ho la mia idea, ma mi sono scocciato di ripeterla.
● Vorrai fare un’eccezione solo per questa intervista?
o Ma sì, certo. Da dove comincio? Allora: la scuola non è stimolante. Non produce più cultura di quanta non ne possa produrre la propria curiosità. Ci sono ragazzi che hanno voglia di scoprire ed altri che si limitano a studiare per dovere. Io sono del primo stampo e ti assicuro che a scuola andavo malissimo. Ad oggi però ho le conoscenze per laurearmi in fisica e la mia tesi sarebbe basata sugli studi quantistici, ma questa è un’altra storia.
● Che studi hai fatto?
o Ho iniziato ragioneria, ma ho lasciato al terzo anno. Non ho mai preso il diploma, se è quello che vuoi sapere.
● Come mai sostieni, quindi, di poterti addirittura laureare in fisica? O era solo un esempio?
o Era un esempio basato sulla realtà. Ho studiato per fatti miei e mi sono confrontato con dei laureati in fisica, se è per questo, riuscendo a stupirli. In più di un caso – questi sono amici di amici, cerca di capirmi, quindi non li ho visti che sporadicamente – li ho anche messi in difficoltà, specialmente su quelle questioni che vedono difficile disgiungere la fisica dalla sua disciplina alter-ego: la filosofia.
● Cosa vuoi dire?
o Che quando ci interroghiamo sul come le cose funzionino, interpelliamo la fisica. Quando però ci chiediamo il perché funzionino, allora è necessaria la filosofia. Penso siano strettamente collegate.
● A questo punto ti chiedo: qual è la tua visione del mondo, in generale? Parti magari dal descrivermi cos’è per te la vita, per poi arrivare al più pratico concetto di società…
o Come no! È presto detto. La vita è puro caso. Dal caos per caso. Tutto risponde a questa regola. Siamo materia che, a un certo punto, per pura casualità ha cominciato ad adattarsi agli ambienti circostanti. Se ci fai caso, infatti, tutti gli animali e gli insetti hanno in comune certi organi vitali, motori e tutti mangiamo, beviamo e respiriamo. Molti hanno occhi e orecchie, come noi. Tutti figli della stessa molecola, solo che ognuno ha preso “la sua strada” evolutiva. Agli orsi gli artigli, alle puzzole lo spray, ha ha! E a noi il cervello, la tecnica, le armi, la strategia e così via dicendo… ognuno ha sviluppato i suoi modi per sopravvivere, Marco.
● Sei molto esaustivo, ti ringrazio. Parlami della società adesso…
o La mia visione della società è, ahimè, non volermene, un po’ pessimista al momento. È naturale, dirai: non trovo il mio posto in questa società, come potrei ben-vederla? Eppure ti assicuro che questo è l’ennesimo cliché che può venirti in mente pensando a me sul quale fai un buco nell’acqua. Io non sono un “hater” della società.
Semplicemente l’analizzo con metodo scientifico e traggo le mie conclusioni.
A mio parere la società umana funziona, a suo modo. Non è efficiente come quella di un formicaio o di un alveare, ma funziona. Se così non fosse, nonostante la crisi e tutto il resto, tu non saresti qui a interessarti dell’assurdo pensiero di uno squattrinato come me, che vive con due galline e passa le sue giornate a documentarsi sui misteri dell’esistente e, magari, anche a sognare di andare un giorno nello spazio, sebbene io sappia benissimo che tale onore è – giustamente – riservato a chi di dovere. Gente addestrata e psicologicamente davvero stabile.
● In tutto ciò, per come vivi e per come la pensi, ti senti accettato nella società?
o Sì e no. Nel senso che lo sono, ma solo in parte. Credo che chi riesca a sentirsi appieno accettato da questa società, in realtà sia solo un illuso. Da qualche parte nel mondo esiste di certo qualcuno che non ti accetterebbe. È umano. Non si può piacere a tutti.
● Certo, ma nel senso più diretto della domanda: ti senti accettato, Michele?
o Da pochissimi dei miei pochi amici, quasi del tutto. O meglio: o mi accettano o semplicemente mi rispettano. Altri più che altro mi compatiscono, senza rendersi conto che quelli da compatire sono in realtà loro.
● Perché?
o Perché non hanno “cervello”. Manca loro la voglia di scoprire. Di sapere. Manca loro la curiosità. Senza queste caratteristiche l’uomo si sarebbe estinto da millenni.
● Tu, se per assurdo potessi diventare il Presidente della Repubblica Italiana, quali sono le cose che cambieresti di questa società?
o Intendi per migliorarla? Ha ha! Scherzi a parte: non ci penserei nemmeno a fare il presidente. Ma se vi fossi costretto cercherei di mettere a capo di ogni altro concetto quello che risponde alla parola “equità”, non “Equitalia” eh! Ha ha!
● Come vedi il futuro, Michele?
o Io, purtroppo o per fortuna, non mi chiedo mai cosa accadrà nemmeno fra cinque minuti e tendo a dimenticare volutamente cosa ho mangiato a pranzo o con chi ho litigato la sera prima. Vivere nel “qui e ora”, antica filosofia buddhista, sebbene io buddhista non lo sono mai stato e mai potrei esserlo, è la rappresentazione del mio vivere. Passo bene il mio tempo a esistere nel presente e a non pormi troppe domande sul domani.
● Perché temi le risposte? Hai paura del futuro?
o Per fare il figo potrei dirti di no, ma ti risponderò invece: in parte. In parte ho paura, in parte mi sono arreso. Non vedo futuro e quindi non voglio sforzarmi neppure ad immaginarlo.
● Il tuo orientamento sessuale? Sei impegnato con qualcuna o qualcuno?
o No. Sono etero, comunque. Ho avuto delle relazioni, ma temo di essere troppo misogino per mantenere un rapporto duraturo. Mi vengono a noia le relazioni troppo invadenti. La privacy del mio vivere “quasi eremitico” viene del tutto bypassata. Questa cosa non la sopporto.
● Hai detto che ti ritieni misogino? Intendi in senso lato o…?
o Intendo che non sopporto la presenza femminile oltre l’ora. Ha ha!
● Credi nell’amore, tuttavia?
o Sì. Ma non per me.
● Cosa ne pensi dell’amicizia, invece?
o Esiste, come qualsiasi altro legame affettivo o d’odio che può legare due o più individui. Ma nulla di speciale. Tendiamo a idealizzare troppo queste parole. Amico. Amore.
● Cosa ne pensi delle religioni?
o Obsolete.
● Credi in un dio?
o Credo in molte cose dall’apparenza astratte, ma non in Dio. Anche un invisibile atomo è quantificabile, Dio no. Tutto qui.
● I tuoi idoli? Se ne hai mai avuti…?
o Tendo a non idolatrare nessuno. Anche se ammetto che da adolescente ho amato alcuni registi/attori e molti virtuosi della musica italiana ed estera.
● Cosa ne pensi delle parole “rispetto”, “educazione”, “istruzione”?
o Ti rispondo per ognuna. Allora: “rispetto” per me indica un concetto non proprio scontato come potrebbe sembrare. Non è detto che senza un adeguato indottrinamento uno debba comprendere il rispetto verso gli altri. Spesso, infatti, è carente in società. “Educazione”: se non ricordo male è dal latino “e-ducere”, “adducere” o qualcosa del genere… insomma, significa “portare fuori”, “esportare”. In questo caso immagino il meglio che si possa essere. Quindi la cosa, nella nostra società moderna, è completamente sbagliata dalla radice. Il principio stesso è stato frainteso. “Istruire”, “Istruzione”: dare gli strumenti necessari per apprendere dei concetti. Beh, che dire: si può sempre fare di meglio, ma l’auto-didatta non lo supera nessuno, ha ha!
● Che rapporto hai con la tua famiglia? Prima hai accennato al fatto che è divisa…
o Sì, beh, i miei genitori sono separati da anni e divorziati da mesi ormai. Io ho un buon rapporto con entrambi anche se, i primi tempi, ho dovuto sorbirmi il malcontento generale causato dal tentativo di “accalappiarmi” da parte di entrambi. Mi sono ritrovato così a vivere per un bel po’ di anni, compreso quello del militare, a vivere da solo con mio padre. Ci pagavamo l’affitto di un bilocale assieme. Poi persi il lavoro e lui anche e fui costretto a tornare dalla nonna materna, dove vivo attualmente, anche se, ripeto: principalmente mi trovi nel garage con Rea e Hilton, se mi cerchi.
● Sei figlio unico?
o No. Ho un fratello più giovane di qualche anno. Ma non lo vedo quasi mai. Lui è rimasto da mia madre sin dalla prima separazione. Siamo estremamente diversi io e lui, almeno negli interessi e caratterialmente, poi dicono che di viso ci assomigliamo, sebbene lui sia la mia versione in carne.
● Se potessi vivere come desideri, che vita faresti?
o Sai, Marco: questa è l’unica domanda che mi mette davvero in difficoltà. In effetti se me lo avessi chiesto dieci anni fa probabilmente ti avrei risposto con tono sicuro e sfacciato: “Il rapper a Miami, tra femmine in bikini, macchinoni, collane a forma di dollaro e denti d’oro” … ma oggi non so davvero come risponderti.
● Ti dispiacerebbe l’ipotesi che avresti proposto dieci anni fa?
o Ovviamente no. Ma sono un pelino più realista e, comunque, preferirei una vita meno rumorosa. Mi piace il silenzio e lo stare tranquillo, per i fatti miei. Anche per questo non mi sposerei mai e, meno che meno, vorrei dei figli. Mi bastano le mie oche starnazzanti, ogni tanto gli amici e, quando mi gira, qualche ragazza da deludere il prima possibile.
● Che considerazione ti piacerebbe avessero gli altri di te?
o Dirti che non mi interessa vale come risposta?
● Diciamo di no…
o Allora ti dico che vorrei che la smettessero semplicemente di ostinarsi a voler a tutti i costi avere un’opinione sugli altri. Su di me come su chiunque altro. È così necessario?
● Forse lo è. Tu non ti fai un’idea delle persone che conosci?
o In effetti sì, ma non mi lascio influenzare troppo da questo.
● A parte il tuo caso, che dovrai ammettere è piuttosto raro, o comunque insolito: come pensi vivano nella società odierna i giovani di oggi?
o Io non mi ritengo più così giovane… siamo coetanei, Marco.
● Dovrai ammettere che ventotto anni non è averne sessanta…
o Sì, certo. Però non ho una bella opinione dei nuovi adolescenti e dei nuovi neo-maggiorenni. Mi sembrano sempre meno profondi e sempre più stupidi. Invece di progredire, assieme alla tecnologia, quest’ultima li sta schiavizzando. Tutti sempre attaccati ai loro cellulari alla moda. Sempre a “chattare”. A “postare”. Potrà sembrarti una critica banale e trita e ritrita, ma ti assicuro che questo è il comportamento-emblema della nuova società di giovani. Mi chiedevi come penso che vivano, giusto? Beh, secondo me non vivono proprio. Se non stanno al telefono, sono ubriachi o sotto effetto di stupefacenti. Certo: parlo proprio io che non sono mai stato uno stinco di santo, però: cavolo! Persino nel fare queste cose non sembrano capaci di essere “reali”. Non sono mai davvero se stessi.
● Perfetto: ma la situazione giovanile della nostra di generazione, allora? Come la definiresti?
o Posso essere diretto e anche un po’ Schopenhaueriano? Senza speranza, Marco.
● Argomenta meglio questa tua espressione…
o Marco… a parte chi ha raccomandazioni o tanti di quei titoli e soldi da potersi permettere di girare il mondo per trovare un impiego serio… non vedo proprio un futuro per noi nati tra la fine degli ottanta e la prima metà dei novanta… per quelli dopo, poi, nemmeno mi inerpico a immaginarlo. So solo che i nostri nonni si fecero il mazzo per assicurare un benessere incontrollato, pieno di sprechi e menefreghismo, vissuto dai nostri genitori… nei novanta più che altro. Poi siamo nati noi: senza un mestiere in mano e senza la possibilità di apprenderne uno sul campo. Siamo la generazione di mezzo. Niente soldi, niente impiego, niente futuro. Sarò anche disfattista nel vederla così… ma è tutto in rovina e lo dovrai ammettere anche tu.
● Sei stato chiarissimo, Michele. Non ti farò perdere altro tempo: ma prima ho un’ultima domanda per te. Dopodiché ti saluterò.
o Certo, ok! Spara, Marco!
● Il senso della vita, la domandona da un milione di euro di sempre: qual è secondo te?
o Viverla, Marco. Semplice e facile da capire. Nessuna missione epica. Nessuna prova divina. Nessuna vocazione speciale. Per darle un senso basta scoprire cosa ti fa star bene e, nel rispetto degli altri, continuare a farla fino al giorno in cui la luce si spegnerà.
● Molte grazie, Michele. Le tue risposte sono state esaurienti e molto chiare. Ti saluto. Vuoi fare anche tu un saluto per i lettori che avranno, a questo punto, curiosato nella tua vita, ma specialmente nella tua visione della società odierna?
o Beh, sì: certo! Statemi bene e rispettate gli animali… e l’ambiente… e… vabbè, dai, anche le persone, ogni tanto però! Ha ha! A parte gli scherzi: impariamo a vivere bene senza pestarci a vicenda i piedi, che la cosa non ha senso… e fa male anche chi li pesta, non solo al “calpestato”. Ciao a tutti!

 

 

 

 

Marco Sasso

Marco Sasso

Marco Sasso nasce a Trani, una splendente cittadina sul mare. Studia nella sua regione, si sposa presto (all’età di ventuno anni) e inizia a girare l’Europa con sua moglie, lavorando e vivendo in diverse parti della Spagna, Germania, Svizzera e in tutta Italia. Parla, infatti, quattro lingue fluentemente. La passione per la scrittura e la narrativa lo ha sempre accompagnato sin dall’infanzia, quando inventava storie per far divertire il fratello minore. A scuola eccelle nei “temi di Italiano”, ma inizia a scrivere per conto suo all’età di sedici anni, con un romanzo a tema medievale d’amore e guerra. Nel corso del tempo legge moltissima narrativa, sia classica che moderna. Il suo font preferito è il “calibri”. Si appassiona alla filosofia e comincia a scrivere romanzi che vanno dal distopico fantascientifico al romanzo d’amore (sempre con elementi fantastici). Pratica arti marziali e diventa un istruttore di “difesa personale”, unendo le sue due più grandi passioni in un binomio che lui chiama “la penna e il pugno”. Oggi vive a Trani, con sua moglie, ha vent’otto anni e si occupa di narrativa e cinema indipendente.

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