Italia sì, Italia no

Jesi, 07/07/2018

Oggi, in questo sabato assolato, in cui molti hanno deciso di prendere le stradi del mare o della montagna, in cerca di refrigerio, io sto con la mia compagna, la tastiera, e vado a raccontarvi una storia del passato che pochi conoscono o conoscono poco.

Il passato, come ho detto più volte dovrebbe insegnarci molte cose, invece rimane inascoltato, reputandolo solo vecchia storia, e intanto gli errori umani o disumani si ripetono. E anche attualmente mi sa che non stiamo messi bene!

La scienza è una cosa bellissima, quando fa nuove e strabilianti scoperte, quando salva vite, quando la vita la rende migliore con nuove tecnologie, e così via.

Ma c’è anche un lato oscuro della scienza, o dovrei dire di certi fantomatici scienziati, che si mettono al servizio del potere, del più forte, del prepotente, di chi vuole comandare senza ritegno, invece di mettersi al servizio dell’umanità, dell’umanità tutta, nessuno escluso.

Vi parlerò di come sedicenti scienziati al servizio dei poteri forti, per denigrare e infamare un popolo che andava distrutto e sottomesso, per motivi economici sottesi, si sono industriati a inventare teorie sull’inferiorità genetica, organica e fisiologica di quel popolo che dava fastidio a quello di turno che voleva comandare.

Qualcuno di voi, certamente, starà pensando subito all’Olocausto del popolo ebraico, che sicuramente è deprecabile, ma purtroppo non è l’unico esempio ricollegabile a queste coordinate di aberrazioni. Io vi ho parlato di storia poco nota, e quella ebraica almeno fortunatamente, non ha questa caratteristica. Anzi, anche se tutto è ormai successo e non si può cancellare, anni di processi, nonostante le reticenze naziste, hanno portato una qualche forma di giustizia e senz’altro una verità storica. Mi rendo conto che questo non sia sufficiente a cancellare anni orrendi di persecuzione e morte, ma figuratevi cosa deve essere per chi non ha nemmeno quello. Per chi vive in uno Stato dove quelle teorie razziste vengono studiate ancora e fatte passare per scientifiche; per chi deve sopportare nel territorio del proprio Stato, precisamente in quel di Torino, un museo che mostra di come questo dott. Frankenstein abbia condotto le sue ricerche, esponendo in teche di vetro teste mozze e crani sezionati di esseri umani, tra i quali potrebbe esserci anche un mio antico avo, visto che sono meridionale.

Sì, perché questa storia è quella accaduta nel secolo prima della sciagurata Shoà, nel periodo storico chiamato Risorgimento, e intanto il Sud tramontava. Ma doveva tramontare non solo la sua Monarchia, secondo il conquistatore, ma tutto il suo popolo; allora diventarono tutti cafoni, zotici, ignoranti, delinquenti…briganti, anche semplici contadini, che pensavano ai fatti loro, ma possedevano magari un falcetto per la terra, che per la legge Pica era considerato arma da taglio e il suo possessore giustiziato all’istante senza processo.

Ma non bastava, perché si doveva mettere a tacere le comunità internazionali; allora si pagarono illustri scrittori e intellettuali dell’epoca, perché parlassero male di quel territorio e di quel popolo, senza aver mai conosciuto né l’uno né l’altro. È il caso di un certo Lord Gladstone, che anni dopo confessò anche il suo peccatuccio, ma ormai era troppo tardi, il danno all’immagine era stato fatto.

Ma ancora non bastava; chiamarono un certo Cesare Lombroso, medico, antropologo, sociologo, filosofo, e chi più ne ha più ne metta, che poi ironia della sorte era di origina ebraica: mia nonna me lo diceva sempre, ‘a vita è ‘na rota!

Questo signore, padre della moderna criminologia che ancora si insegna, tirò fuori una teoria misurando scatole craniche e circonferenze di teste di meridionali, pardon briganti, giustiziati, concludendo che essi appartenevano a una razza atta a delinquere, era nella loro fisionomia tipica criminale. Descrisse i meridionali come un popolo intellettualmente inferiore e pericoloso perché incline solo alla violenza.

È triste veder sbandierare negli stadi del nord quando gioca il Napoli l’effigie di questo discutibile scienziato, ma si sa il mondo del calcio è pieno di idiozia e ignoranza, ma è ancora più triste che un museo del genere esista ancora in territorio italiano; da nord a sud è sempre Italia, giusto? Siamo tutti fratelli d’Italia, giusto?

Esiste un comitato che si batte per la chiusura di questo scempio, il Comitato No Lombroso, e sembra che stia raggiungendo dopo anni di lotta qualche risultato; speriamo bene!

Guardando agli slogan politici attuali, mi sembra che antecedente a “prima gli italiani”, vi fosse “prima il nord”, ma poi ci si è accorti che i voti del Sud facevano comodo; insomma quando dimostreremo di essere una nazione veramente unita nella solidarietà mondiale?

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Cinzia Perrone

Cinzia Perrone è nata a Napoli nel giugno del 1973. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si iscrive all’università Federico II di Napoli, dove frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Interrotti gli studi, si sposa e si trasferisce nelle Marche. Ma nel 2005 riesce a laurearsi in Giurisprudenza all’Università di Camerino(MC), avendo ripreso gli studi interrotti. Dopo il periodo di tirocinio per la professione forense, ha svolto altri tipi di lavoro, come segretaria o agente immobiliare. Nel 2008, approda a Jesi, sempre nelle Marche, in provincia di Ancona, dove attualmente vive con il marito e la figlia di dodici anni. Alla ricerca di un’occupazione come in tanti, ha trovato la sua dimensione nella scrittura, antica passione mai sopita. Ha pubblicato una silloge di poesie all’interno di una raccolta edita da Aletti editore dal titolo “Fetch”; è stata selezionata più volte con dei suoi racconti a far parte delle antologie edite da Historica edizioni. Ha pubblicato ad aprile 2007 il suo romanzo di esordio con la Montedit editore, “Mai via da te”, e successivamente una silloge poetica nella collana Adeef di Eracle edizioni, dal titolo “Capelli al vento”. Sempre nel 2017, nel mese di novembre pubblica il suo secondo romanzo, “L’inatteso” con Del Bucchia Editore. Un ruolo importante nella sua vita è svolto anche dal volontariato, infatti è socia-donatrice dell’Avis di Jesi, facendosi portatrice, insieme ad un gruppo di altri soci-collaboratori, del messaggio di solidarietà insito nella donazione del sangue, attraverso una campagna divulgativa nelle scuole.

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