Psiche come risentimento: Spiderman

Spiderman, tra il vecchio e il nuovo

Nella storia del fumetto Spiderman è sicuramente una pietra miliare. Anche noi, che vorremmo avanzare un’interpretazione filosofica sui Comics, non possiamo esimerci dal trattare quello che è forse il più amato supereroe di tutti i tempi.
Secondo noi sussistono due ragioni per spiegare il successo di Spiderman. In primo luogo il personaggio racchiude in sé le tematiche dei vecchi eroi, ripresentandoli attraverso un nuovo ritmo narrativo, più complesso, e in linea con il gusto moderno. In secondo luogo la capacità d’immedesimazione del lettore è alzata ad altissimi livelli, grazie alla strutturazione di dinamiche spontanee e naturali.

Superpoteri senza conseguenze
In che senso Spiderman eredita il ciclo narrativo precedente, quello degli eroi DC? Per rispondere, dobbiamo volgere la nostra attenzione alle origini di Peter. Stan Lee lo presenta come un ragazzo intelligente, timido, impacciato: è difficile non cogliere un’analogia con Clark Kent, di cui sembra una versione adolescenziale. Inoltre è orfano, ovvero non ha radici in cui si può riconoscere.
Ma il classico secchione ha un incidente a dir poco straordinario, grazie al quale assume incredibili poteri. Il morso di un ragno gli dona forza, agilità, riflessi: il potenziamento delle qualità fisiche ricorda quelle di Superman, ma, a differenza di quest’ultimo, Peter non ha nessun vincolo morale. E come potrebbe? È solo un ragazzino, che non vede l’ora di sperimentare la sua nuova condizione, magari avviando quel riscatto sociale che tanto ambisce. Nella ricerca di fama e ricchezza, l’uso egoistico delle sue nuove capacità porta all’involontaria morte dello Zio Ben, la figura più simile ad un padre che avesse avuto.

 

Il senso di colpa, ovvero Spiderman

Ecco come nasce Spiderman: non dopo il morso del ragno radioattivo, ma per aver mancato la possibilità di salvare una persona cara. Il senso di colpa, l’aver provocato la morte dello zio per un gesto di tracotanza, è la vera tragedia di Peter. È un processo simile a quello che abbiamo intravisto in Batman, ma è molto più raffinato. Da un lato, anche in questo caso la violenza ingiustificata infrange l’innocenza della prima età, porta il personaggio da semplice uomo a supereroe, da immaturo ad adulto tormentato da un senso di rottura che non potrà mai più essere sanato (altrimenti verrebbe meno il senso della propria missione). Dall’altro canto però Bruce era solo un bambino, impossibilitato a reagire: nella poetica del Cavaliere Oscuro si sente tutta la forza dell’insensatezza del male. Invece Peter aveva già i poteri, la capacità di evitare la morte dello zio: è stata la sua scelta egoistica e non altro a causare la sua dipartita. Allora vediamo come il dramma è ridotto completamente al soggetto, alla sua capacità di giudizio e d’azione: il senso di colpa è ancora più acuto, più personale proprio perché poteva essere evitato. La psicologia di Peter si sviluppa mediante il meccanismo di risentimento, di riflessione del passato, e di senso di colpa che scaturisce dal pensiero di cosa avrebbe potuto essere se solo avesse scelto la cosa giusta.

 

Punto d’incrocio. Il costume

La contrapposizione tra animale e simboli di Batman, i colori chiari e positivi di Superman: la scelta del costume sembra riproporre i due supereroi. I colori di Spiderman sono il rosso e il blu, come quelli dell’uomo d’acciaio. Eppure vi è anche il simbolo, il ragno che compare sul petto. Il ragno, come il pipistrello, è un animale legato a temi negativi, oscuri, ma in questo caso vuol giocare un ruolo propositivo ed affermativo. Qui il contrasto è molto forte poiché tale simbolo è incorniciato da una tela di colori chiari, creando così un contrasto netto tra significato e significante. Inoltre è da tener presente il meccanismo d’estrinsecazione di ciò che Peter è internamente: nella tuta è estrinsecata la sua trasformazione ad adulto, ad uomo che si fa carico delle sue responsabilità. Ovvero, prende coscienza che da ogni scelta deriva una conseguenza.

 

Ethos e morale

La morte dello Zio Ben è l’ethos, il luogo dove nasce Spiderman, ma tale ethos è sempre ricordato dalla formula morale: ‘da grandi poteri derivano grandi responsabilità’. L’etica dell’Uomo Ragno è tutta espressa in questa legge, che è baluardo e al contempo ferita del suo essere. Baluardo poiché lo guida sempre; ferità perché è continuo rimando a ciò che è successo quando i poteri sono stati usati in modo irresponsabile.
Ma la prescrizione morale si esercita nel confronto dell’uso dei poteri: ciò implica la possibilità di ignorare le responsabilità se tali capacità non sono utilizzate. In altre parole: nessun potere, nessuna responsabilità. Per questo motivo Peter sceglie spesso di rinunciare al costume. La genialità di Stan Lee è quella di presentare un eroe che spesso non desidera affatto esserlo e che ha la possibilità di farne a meno. Il famoso motto è un promemoria, ma non è vincolante: Peter può rimanere semplicemente un ragazzo, non è costretto ad essere Spiderman. Ma la scelta di affrontare la responsabilità e i dolori che seguono, è ciò che lo rende un vero eroe. È la scelta di farsi carico della vita nel pieno delle proprie capacità: una metafora che si rivolge a tutti coloro che devono assumersi doveri e difficoltà, anche quelli che potrebbero ignorare. Allora Peter non solo è un adolescente, ma è immagine stessa dell’adolescenza, intesa come più generale passaggio alla maturità.

Giacomo Pasotti

Giacomo Pasotti

Nato a Brescia nel 1991, ho pubblicato nel 2014 il mio primo romanzo 'C-Note' con la casa editrice Temperino Rosso. Laureato in Filosofia, sono un lettore accanito di fumetti, libri, saggi. I miei interessi riguardano la storia, l'arte e tutto ciò che riguarda la narrazione.

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